di Massimo Pamio
Nell’attuale società, lo spettacolare informa di sé ogni vicenda. Ne è la prova l’ultimo confronto Trump-Zelensky. Una società che offre l’appagamento di ogni desiderio alla portata di tutti che cosa nasconde? Luci e ombre dello spettacolo globale.
La politica si nutre di simboli, miti e rappresentazioni atti a costruire “utili” narrazioni. Per edificare visioni del mondo, allo scopo di unire popoli e comunità, serve creare una legittimità che conservi o muti in una determinata direzione il sentire comune. Gli artifici maggiormente utilizzati per creare collettività di appartenenza e collettività d’identità sono la retorica politica e l’uso pervasivo di immagini che richiamano ad appartenenze comuni. Questi due linguaggi sono caratterizzati da grammatiche e da significati più o meno visibili, e hanno la capacità di sollecitare stati d’animo ed emozioni. La contrapposizione dialettica che sembra interessante da districare a questo punto è capire – vista la crisi dell’ordine politico internazionale edificato dopo la seconda guerra mondiale – se il discorso e la proliferazione dei diritti umani, funzionali a costruire un discorso di unione e di pace fra gli stati e i popoli, possa ancora essere utilizzato come impalcatura portante del principio di autodeterminazione o se, quest'ultimo – visti gli scenari di guerra – si è distorto e ribaltato nel suo opposto, ovvero nella chiusura identitaria e nella riaffermazione della narrazione della supremazia nazionale.
La recente pubblicazione de Il nulla per tutti, una raccolta di lettere di Emil Cioran – curata da Vincenzo Fiore per le edizioni Mimesis –, offre uno sguardo intimo sul filosofo rumeno-francese. Cioran interagisce con le figure più importanti del XX secolo, spaziando da consigli di vita pratici a profonde riflessioni sulla condizione umana, la vecchiaia e la morte.
di Salvatore Grandone
Il pensiero di Spinoza è un’eudemonia in senso forte. Fin dal Trattato sull’emendazione dell'intelletto, il filosofo olandese si chiede come raggiungere la felicità. La risposta, per quanto complessa, la troviamo nell’Etica. Vedremo come la felicità nasca dall’essere attivi e dalla consapevolezza del nostro posto nella Natura. Esploreremo come liberarci dalle passioni tristi e come costruire una gioia profonda e duratura.
The Elephant Man di David Lynch è il film che ha consacrato definitivamente il genio di Missoula come enfant prodige del cinema americano e mondiale. Con questo film l’autore smussa le asperità del body horror d’esordio mantenendo però ben chiara la sua impronta stilistica, azzerando quasi completamente la struttura postmoderna del racconto, ma conservando l’uso di soggettive impossibili, movimenti di macchina che attraversano le fessure del panno che ricopre il volto di Merrick e approdano nei luoghi angusti della fabbrica, lì dove si consuma la meccanizzazione e disumanizzazione dell’umano.
di Michele Rossi
Nell'Unione Europea priva delle direttive di Washington e ostaggio di terrore e furia verso il vicino russo, s'impone la politica del riarmo. Ci sono tanti modi per commentare il guerreggiante discorso di Ursula Von der Leyen sul progetto ReArmEurope, ma forse quella del salto del calabrone è la metafora più adatta per spiegare in che razza di guai ci stiamo cacciando.
LA PATRIA A BENEFICIO DELL'UMANITÀ: LE RAGIONI DELL'UNITÀ NAZIONALE NEL PENSIERO DI GIUSEPPE MAZZINI
Perché, secondo Mazzini, bisogna conquistare e difendere l’unità della propria nazione? Non per ragioni nazionaliste o imperialiste, ma per favorire al meglio il progresso dell’umanità. Il suo pensiero, democratico e internazionalista, costituisce anche un’efficace risposta alle misure autonomiste recentemente approvate in Italia.
di Pietro Mosoni
Parlare di spirito è diventato anacronistico. Così come lo è parlare di etica – in una conversazione potrebbe addirittura capitare che qualcuno si azzardi a dare giudizi morali! Chi parla di patria è incompreso. Così come chi evoca le idee della coscienza popolare, delle virtuosità civili e militari. Tra i termini fondamentali della nostra cultura politica vi sono persino quelli che non solo vengono respinti, ma che subiscono una vera e propria cancellazione. Chi parla più di temi come l’unità popolare, la giustizia sociale? Chi ha della libertà una concezione diversa rispetto a quella espressa nella ormai litanica frase “la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri”? Ma, ancora più profondamente, chi sa che esistono concezioni diverse della libertà e così di ogni altro principio politico oggi ritenuto ovvio?
DIVERSI MODI DI CONCEPIRE LA DISUGUAGLIANZA
di Giusy Bracco
Il metodo utilizzato da Branko Milanovic per scrivere le Visioni della disuguaglianza – la cui prima edizione in italiano è recentissima, pubblicata dalla casa editrice Laterza nel gennaio 2025 – prevede che gli studi sulla distribuzione del reddito non sono imparziali o puramente obiettivi. Essi dipendono dal contesto storico in cui vengono svolti, da chi li svolge e dall'irrinunciabile ‘’lente’’ di cui ciascuno di noi è il possessore, che filtra la realtà empirica (i dati). Questa lente, scrive l’autore, è costituita dalle proprie teorie di riferimento, ossia dalla narrazione all’interno della quale si è scelto di collocarsi.
di Salvatore Grandone
Nei Colloqui con se stesso Marco Aurelio offre consigli pratici per guarire dai mali dell’anima. Vedremo come apprendere a disciplinare l’assenso, i desideri e le azioni. In una società come la nostra, dove regnano sempre più la dismisura e l’assenza di controllo, il grande imperatore filosofo può aiutarci a liberare il nostro principio direttivo (la ragione) dalle “fantasie” e dalle passioni che lo affliggono.
di Massimo Pamio
Federico Ferrari si interroga sulla sorte degli spazi museali e dell’arte. Se i contenitori sono diventati più importanti del contenuto, e se l’arte si è impoverita intellettualmente e visivamente, quali sarebbero le vie d’uscita dalla palude?
di Olivia Campbell
Breve estratto del libro Le ragazze della scienza. Come quattro donne sono fuggite dalla Germania nazista e hanno fatto la storia della fisica (Aboca edizioni, 2025) di Olivia Campbell. La storia, ambientata negli anni Trenta, periodo storico complicato, racconta di quattro dotatissime scienziate ebree che tengono strette tra le mani le redini delle loro vite, scegliendo drasticamente di fuggire dalla Germania per ritrovare altrove lo spiraglio di una vita degna di essere vissuta. In un viaggio che è una questione concreta di vita o di morte, con sacrifici e lavoro duro, rivoluzionano per sempre il campo della fisica, fenici in quella cenere di terreno bruciato che il clima politico nazista cercò di creare intorno a loro.
di Marco Morrone
L’èra pandemica è stata scandita dall’obiezione: “La tua libertà finisce dove inizia la mia”. La richiesta di riconoscimento della piena autodeterminazione individuale, della più ampia libertà di scelta, sollevava l’immediata contestazione, un supposto principio universale da rilanciare in ogni luogo – fisico, virtuale, mediatico. A distanza di anni da quel tragico momento storico, proveremo a verificare la tenuta logica dell’obiezione espressa, la cui validità sembra ancora oggi indiscussa.
di Francesco Pietrobelli
Pubblicato nel 1966, Della miseria nell’ambiente studentesco di Mustapha Khayati (da poco riedito in Italia da Ibex Edizioni) è un pamphlet rivoluzionario, centrale negli sviluppi che hanno portato al maggio francese del ’68. Una critica serrata al sistema universitario dell’epoca, nonché al funzionamento complessivo di una società immolata al consumismo e al profitto, ma dimentica dell’uomo.
di Giuseppe Montana
La Peinture du moi è un'impresa letteraria originalissima. Nei meandri impolverati del suo io, tra le pieghe nascoste della sua personalità, Montaigne porta ad espressione con spontaneità e umiltà i suoi vissuti e, raccontandoci di lui, parla anche di noi, disegnando un penetrante ritratto della forma generale dell'umanità. Del suo lavoro di scavo dell'esperienza concreta, rappresentato splendidamente dagli Essais, il presente lavoro intende mettere a fuoco il tema dell'amicizia.
di Salvatore Grandone
Come fanno i tiranni a prendere il potere? Perché molti popoli rinunciano volontariamente alla propria libertà per sottomettersi all'imperio dell'Uno? « Vorrei capire – dice Etienne de La Boétie – come sia possibile che tanti uomini, tanti paesi, tante città, tante nazioni, a volte sopportino un solo tiranno, che non ha altra potenza se non quella che essi gli concedono ». Con il nostro filosofo comprenderemo la genesi e la logica del potere tirannico.
di Francesco Marcello
Affrontare le grandi questioni etiche e sociali da una prospettiva estetica è l’approccio ricorrente che Stefano Zecchi si è dato, facendo proprio il dostoevskiano “La bellezza salverà il mondo”. “Il sole di Apollo è tramontato sulla cultura moderna, più nulla di vero sembra poter essere attestato dalla poesia, dalla musica, dalle arti figurative. Siamo tutti in attesa di un ritorno liberatore, ma non è Apollo che aneliamo, bensì Dioniso, ci è rimasta la nostalgia per la sua promessa di rinascita.” La provvisorietà della scienza, l’approccio fallibilista, sono l’antitesi della “via estetica”?
di Giovanni Zuanazzi
Meister Eckhart ha valorizzato il tema della nascita di Dio (o del Verbo) nell’anima del credente: questa idea è il centro del suo pensiero teologico e spirituale. Secondo Michel Henry sarebbe però un errore considerare questa riflessione solo come appartenente alla «mistica». In realtà, il tema della «filiazione divina» ha un profondo significato ontologico.
di Sara Ricci
In Chi ha ucciso Anna Karenina? Inchiesta sugli omicidi bianchi nei romanzi dell’Ottocento (minimum fax, 2024), la studiosa di Letteratura inglese e comparata, esperta della questione dell'identità e della scrittura femminile, nonché presidente italiana della Italian Virginia Woolf Society Nadia Fusini, avvia – come suggerisce il titolo – una vera e propria indagine su quelle che lei definisce ‘’morti bianche’’ nel romanzo dell’Ottocento. Sì, perché ad essere prese in causa sono le vicende di Anna Karenina (Tolstoj), Hedda Gabler (Ibsen), Effi Briest (Fontane), Emma Bovary (Flaubert) e tante altre donne notoriamente accomunate dal loro destino tragico e radicale. Che sia per malattia mortale o per mano propria, la morte prematura (fisica o di spirito) sembra essere inevitabile nelle vite di queste donne, e – sostiene Fusini – è un essenziale atto d’accusa precursore di una rivolta che non si ferma all’esperienza individuale, ma ne dimostra la matrice rivoltosa e rivoluzionaria in senso molto più ampio.
Il tempo è agli sgoccioli. È necessario cercare delle soluzioni radicali alla crisi ecologica incombente che minaccia tutti: perché, come insegna K. Saitō, è importante congiungere comunismo e decrescita?
di Michele Rossi
Mentre Trump cerca di inghiottire la Groenlandia, calpestare l'Europa e avviare una pulizia etnica a Gaza, è sempre ammirevole l'impegno della stampa mainstream per ricordarci quale sia, nonostante tutto, il vero nemico. Con l'Incursione di oggi esploriamo i meandri della sinofobia occidentale attraverso un caso concreto: una storia di orientalismo, militarismo e candeline di compleanno esplosive, alla scoperta dell'immagine della Cina di cui l'Occidente è da sempre innamorato.
di Salvatore Grandone
Stanchi di frasi motivazionali preconfezionate e modelli di successo imposti dalla società? Henri Bergson ci invita a ripensare il concetto di crescita personale. Non si tratta di scalare vette di produttività, ma di un viaggio interiore verso la creazione di sé. Liberiamoci dalle abitudini e dagli automatismi che ci ingabbiano, per riscoprire l’io profondo.
Non è il solito slogan populista, ma il concetto centrale del Manifesto per la soppressione dei partiti politici di Simone Weil, pubblicato per la prima volta nel numero 26 della rivista La Table Ronde del febbraio del 1950, a sette anni dalla morte dell’autrice. Un concetto che, sviluppato nella prima metà del Novecento, tutt’ora risulta estremamente penetrante: in un mondo in cui la politica continua a deludere, dove sempre meno gente vota e si fida dei politicanti – sempre più interessati ai voti durante la tornata elettorale, sempre meno propensi a rispettare le promesse una volta eletti. E così, l’elettore medio, dopo aver riposto la fiducia in svariati partiti, all’ennesima delusione rinuncia del tutto a votare, a utilizzare il suo potere politico. Se, però, il problema non fosse, appunto, il tipo di partito scelto o l’incapacità politica del singolo governo, ma il sistema partitico in sé? Se fosse da ripensare daccapo il modo in cui viene strutturata la vita politica? Proviamo a ragionarci assieme a una delle più grandi filosofe del secolo scorso, Simone Weil.
Un’analisi storico-critica attraverso importanti riflessioni epistemologiche e una rassegna di eventi accaduti e di errori commessi rivelatisi significativi per la comunità scientifica. Il suo scopo è quello di dimostrare il procedere intrinsecamente fallibile, dinamico ed incerto della scienza, a discapito della diffusa ideologia dello scientismo che fa della scienza la sovrana di un sapere universalmente valido e oggettivamente affidabile.
La natura è da sempre fonte di ispiratrice di grandi filosofi grazie alle sue dimensioni di semplicità e armonia.
di Emma Pivato
Negli ultimi giorni diverse testate giornalistiche hanno dedicato spazio a una notizia preoccupante: le università dovranno collaborare con i servizi di sicurezza e comunicare loro anche informazioni protette dalla normativa in materia di riservatezza. La privacy è violata. Ma è davvero così? Il ddl Sicurezza ha già trasportato le università nel distopico mondo orwelliano o l’ombra del Grande Fratello potrebbe ancora essere allontanata dagli atenei?
di Francesco Giosuè
Non c’è dubbio: Rousseau fu l’autore più letto del Settecento, ma anche quello che suscitò il maggior dibattito e che attirò le critiche più feroci. Nel 1755 dopo aver letto il suo Discorso sull'origine e i fondamenti della diseguaglianza tra gli uomini, Voltaire lo accusò di «voler riportare gli uomini a camminare a quattro zampe» mentre Diderot lo definì un “malvagio eremita". Ma quali erano i motivi di quel dibattito e di che cosa era accusato esattamente Rousseau?
di Andrea Forria
Il libro Heidegger, a destra della verità di Giuseppe Dambrosio esplora il complesso rapporto tra la filosofia di Martin Heidegger ed il nazionalsocialismo, analizzandone le implicazioni politiche, ideologiche e culturali. Heidegger, figura cardine della filosofia del XX secolo, è stato e continua a essere oggetto di un acceso dibattito a causa della sua adesione al partito nazista nel 1933 e delle sue relazioni intellettuali e personali con l’ideologia nazionalsocialista, rimanendo profondamente controverso per il suo ruolo pubblico durante il regime di Hitler. La questione si amplia ulteriormente, nel considerare come la sua filosofia sia stata recepita e reinterpretata da movimenti estremisti, contribuendo a perpetuare il legame tra il pensiero heideggeriano e le ideologie autoritarie.
Intervista e traduzione a cura di Emma Pivato e Sara Ricci
Chi non si è mai chiesto se ha davvero chiuso l’auto o dove ha lasciato le chiavi di casa? Come ricordiamo? E perché? Abbiamo posto cinque domande sul tema a Charan Ranganath, professore del Centro di Neuroscienze, del Dipartimento di Psicologia e direttore del Dynamic Memory Lab presso l’Università della California, che per più di un trentennio ha studiato i meccanismi della memoria e ha recentemente pubblicato con Aboca edizioni Perché ricordiamo. Sbloccare il potere della memoria per conservare ciò che conta.
Le ultime dichiarazioni del Ministro Giuseppe Valditara sull’insegnamento del latino nella scuola secondaria di primo grado hanno riacceso la ben nota “querelle” sapere utile-sapere inutile. Perché rispolverare il latino? È l’“eredità” della nostra cultura che dobbiamo riscoprire? Bisogna attingere ai valori “eterni” e “immutabili” della classicità? In una breve conferenza del 1895, Il buon senso e gli studi classici, il filosofo francese Henri Bergson si pone domande molto simili alle nostre, ma colloca il suo discorso su un altro registro. Il consiglio che ne trarremo sarà: il latino sì, ma con “buon senso”!